Corso Apnea Avanzato

PROSSIMO CORSO APNEA AVANZATO PREVISTO A MARZO 2019

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Corso Apnea Roma Avanzato


Programma del Corso

Il corso di Apnea Avanzato si rivolge ad Apneisti e Pescatori Subacquei che hanno desiderio di approfondire tematiche già trattate in un corso di apnea base e già in possesso di una buona esperienza in Mare maturata con tuffi a profondità tra i 20 ed i 30 metri…ma soprattutto che hanno voglia di mettersi alla prova e capire quali sono le loro potenzialità ed esplorare i loro limiti.

Il corso ha come obbiettivo l’apprendimento e la gestione consapevole delle tecniche avanzate di allenamento e compensazione che permetteranno all’allievo di approcciare l’apnea profonda con una preparazione fisica ed un livello di sicurezza e consapevolezza ottimali.

Durante il corso si lavorerà sull’adattamento del corpo alla profondità con una serie di esercizi di respirazione e stretching specifici che verranno svolti sia a secco che in acqua e che permetteranno il  raggiungimento di un ottimo livello di flessibilità ed adattamento del corpo alla pressione idrostatica ed a quote per le quali i volumi polmonari raggiungono limiti fisiologici critici.

Lavoreremo molto sulla gestione consapevole della compensazione a profondità superiori al limite reale della compensazione e quindi approfondiremo ed alleneremo le manovre evolute partendo dalla manovra di Frenzel per arrivare alla manovra di compensazione denominata “Mouth-fill” o Frenzel\Fattah:  previste sessioni di allenamento specifiche a secco, in piscina e soprattutto in Mare con discese in FRC (Capacità Funzionale Residua), Full Exhale (espirazione totale) e con l’ausilio di occhialini e noseclip\tappanaso.

Il corso prevede:

  • lezioni di teoria in cui illustreremo le tecniche evolute di compensazione, le modificazioni fisiologiche del nostro corpo a profondità superiori al limite reale della compensazione,  teoria dell’allenamento e preparazione fisica, preparazione ad una prestazione massimale,  prevenzione incidenti, sicurezza e rescue.
  • lezioni ginnastica respiratoria, stretching polmonare e diaframmatico, esercizi specifici “a secco”  per apprendere ed allenare le manovre di compensazione evolute (previsto utilizzo di Otovent e Noseclip\Tappanaso)
  • sessioni di allenamento in palestra\sala pesi in cui verranno illustrati ed effettuati esercizi e tabelle di allenamento specifiche (circuit training, schede di allenamento con carichi esterni, cardio training ipercapnico, etc);
  • sessioni di allenamento in piscina in cui verranno provate prestazioni massimali ed effettuati esercizi e tabelle di allenamento specifiche volte a migliorare la resistenza ipercapnica, allenare le manovre di compensazione, elasticizzare il diaframma e la cassa toracica, etc.
  • sessioni di addestramento in Mare con tabelle di allenamento ed esercizi specifici (tuffi in FRC e Full Exhale, Tuffi con Mouthfill caricato a diverse profondità, tuffi con tappanaso, tuffi in CNF, CWT e FIM) volti ad (1) incrementare gradualmente la prestazione in profondità (2) esercitare aspetti specifici legati alla compensazione evoluta (3) gestire la fase di caduta libera (4) gestire la compensazione con il tappanaso.
  • Obbligatorio Certificato Medico Sportivo Agonistico per attività Subacquee ed una copia originale va consegnata prima dell’inizio del corso.
  • Pre-requisito: essere in possesso di brevetto Apnea Academy OPEN, AIDA** o equivalente.

Feedbacks degli Allievi dopo avere concluso il primo Corso Apnea Avanzato svolto presso SSD Nautilus Sporting Center nel periodo Marzo-Giugno 2016.

Valerio:

Massima profondità prima del corso: 33m

Massima Profondità dopo il corso: 48m e con margini di miglioramento ulteriori in Mare

“Il Corso affronta in maniera più che soddisfacente gli aspetti teorici, la teoria dell’allenamento, della nutrizione. Ottima anche la parte sugli esercizi di respirazione, compensazione, elasticità. Personalmente ritengo insufficiente, non a livello di contenuti, ma in termini di numero di sedute, la preparazione in palestra: o va previsto nel corso un giorno a settimana di allenamento, o solo tre sedute in tre mesi servono solo ad appendere le nozioni da riproporre poi in sedute private in palestra. Io personalmente non vengo da mesi di palestra quindi a volte mi sono sentito limitato. Su questo voglio lavorare in futuro. In acqua Ottimi gli esercizi in FRC, FE, tolleranza Ipercapnica. Personalmente Nn amo la statica, ma bene anche quella. Ottime le uscite Y40 e mare. Queste sono le vere cartine di tornasole. Bisogna lavorare molto, personalmente lo farò. In definiva il corso è ottimo, e tu Marco sei il valore aggiunto. A livello personale sono soddisfatto. Il corso mi sta lasciando sempre più l’idea che l’apneista avanzato deve fare di più: continuare il lavoro in palestra, lavorare a casa a secco, lavorare a casa su esercizi reputazione e stretching. Ora rimane però da capire come continuare a pari livello del corso, gli allenamenti in acqua! Grazie per la pazienza che hai con noi, grazie per i tuoi preziosi input”


Andrea:

Massima profondità prima del corso: 37m

Massima Profondità dopo il corso: 48m e con margini di miglioramento ulteriori in Mare

“CON IL CORSO AVANZATO OLTRE AD AVERE SODDISFATTO LE MIE ASPETTATIVE DI MIGLIORARE L’ APNEA, ANCHE GRAZIE ALLE NUOVE TECNICHE DI COMPENSAZIONE, IN TERMINI DI MASSIMALI ,PASSANDO DA UNA STATICA DI 4:50 A 5:20,DINAMICA IN PISCINA DA 90 MT A 100MT, TUFFO IN MARE DAI VECCHI 37 METRI AI 47.4 DI OGGI, HO TROVATO IN QUESTO SPORT UNO STILE DI VITA,QUESTO GRAZIE ALLE NUOVE TECNICHE DI RESPIRAZIONE APPRESE , AD UNA NUOVA CONOSCENZA DEL PROPRIO CORPO ED AL MONDO INTROSPETTIVO SEMPRE MAGGIORE CHE L’APNEA DA’. PENSO SIA COSTRUTTIVO FARE UN CICLO DI CORSO AVANZATO UNA VOLTA L’ANNO IN MODO DI FARE PROPRIE QUESTE NUOVE TECNICHE. UN GRAZIE A TUTTI I COMPAGNI E AL MIO ISTRUTTORE MARCO COSENTINO.”


Alberto:

Massima profondità prima del corso: 30m

Massima Profondità dopo il corso: 42m alla Y-40 e con margini di miglioramento ulteriori in Mare

“Sono molto contento di questo corso avanzato. Mi ha insegnato delle tecniche di respirazione per imparare a migliorare la compensazione mouthfill. Mi ha permesso con tanto stupore di superare il mio massimale di profondità toccando i -42 mt !! Mi ha insegnato anche come rilassarmi per affrontare sia la profondità che la dinamica in piscina, e la statica. Tutto questo grazie al mio caro istruttore Marco Cosentino che è un ottimo insegnante e un ottimo apneista!! Grazie di nuovo Marco!! Le mie aspettative sono stati raggiunte, adesso tocca allenarsi sempre di più per migliorare”


Simone:

Massima profondità prima del corso: 30m

Massima Profondità dopo il corso: 42m alla Y-40 e con margini di miglioramento ulteriori in Mare

“Aspettative: da questo corso appena concluso credo di essere più consapevole  dei miei limiti , capacita fisiche e soprattutto mentali .ma c e’ ancora moltissimo da lavorare .
Obiettivi: il mio obiettivo appunto e’  quello di continuare ad allenarmi migliorando  le prestazioni sia in piscina,ed in mare aumentando le quote operative .

Chiarezza Contenuti :I contenuti da te spiegati sono stati molto chiari, tranne qualche argomento un po’ difficile da capire in quanto nn avendoli mai sentiti sono anche difficili da farteli entrare in testa ,ma quello dipende soprattutto dal soggetto ;-)”


Gianluca:

“aspettative/obiettivi ad inizio corso: essenzialmente imparare il mouthfill. aspettative/obiettivi maturati durante il corso: imparare il mouthfill + migliorare le prestazioni apneistiche in generale + imparare ad allenarsi in autonomia. Aspetti positivi: competenza istruttore non solo su temi puramente apneistici, chiarezza materiale soprattutto sugli aspetti legati alla gestione della compensazione e leggi che la governano, ottima la didattica che alterna oltre alla piscina gli esercizi a secco e la palestra. Importanza delle prove massimali e dei test (resistenza co2 ad esempio) che nel mio caso aiutano a porre degli obiettivi misurabili, riscontrare la bontà delle attività fatte e motivare molto. Aspetti da migliorare: secondo me quello che va migliorato sono gli strumenti per gestire gli allenamenti in maniera autonoma. Ad esempio, la documentazione sul training è molto esaustiva. Risulta difficile però impostare delle schede per allenarsi realmente in modo autonomo. E’ chiaro che poi molto dipende dagli obiettivi di ognuno ma secondo me è un tema su cui lavorare per migliorare il corso.”


Fabio:

Massima profondità prima del corso: 30m

Massima Profondità dopo il corso: 42m alla Y-40.

“Il corso apnea avanzato appena svolto è stato veramente soddisfacente. Quello che mi aspettavo maggiormente, cioè l’acquisizione di una quasi totale sicurezza, è stato raggiunto. Dico “quasi” perché sono abbastanza convinto che non esserlo del tutto serva per restare sempre attenti e non sottovalutare i pericoli, soprattutto quelli più scontati. Tutto questo grazie a: (1) la parte teorica che ha illustrato le tecniche specifiche, i relativi rischi, come evitarli ed, eventualmente, i vari atteggiamenti da assumere; (2) la parte pratica, a cui è stato dedicato più tempo, che ci ha permesso di superare i limiti fisici e mentali riscontrati nel corso base. Inoltre trovo che i temi sull’alimentazione ed il training non abbiano fatto solo da cornice, ma siano stati interessanti e funzionali quanto quelli principali. E adesso mare, mare e mare!!”

Stage Apnea Alessia Zecchini

Stage Apnea con Alessia Zecchini

Stage Apnea Alessia Zecchini

ASD FreeDiversItalia presenta un evento unico ed imperdibile per i suoi soci!

Stage di Apnea in Mare ed in Piscina con la Pluricampionessa del Mondo di Apnea Alessia Zecchini, una delle più forti e complete apneiste della storia di questo sport ed attuale detentrice del record del mondo in apnea dinamica in piscina (250 metri) ed assetto Costante con Monopinna in Mare (-104m).

Oltre a innumerevoli record mondiali ed europei in tutte le discipline indoor dell’apnea, Alessia il 7 maggio del 2017 durante la competizione di apnea profonda più importante al mondo, il Vertical Blue, è riuscita nella incredibile impresa di migliorare il record del mondo di apnea in assetto costante con monopinna portandolo da -101m a -102m. Ricordiamo che il record apparteneva alla leggendaria e compianta apneista russa Natalia Molchanova scomparsa nell’Agosto del 2015 nel mare di Ibiza.

Poi, sempre durante la stessa competizione ed in una giornata indimenticabile per questo sport, Alessia è riuscita in una impresa epica: alle 11.00 del 10 maggio 2017 la giapponese Hanako Hirose strappava il cartellino a -103m e “rubava” cosi il record ad Alessia che però, non dandosi per vinta e mostrando a tutto il mondo dell’apnea un carattere ed una grinta unici, alle 11.15 con un tuffo leggendario riusciva a strappare il cartellino a -104m riprendendosi il di diritto il suo record del mondo!

Il programma di questi due giorni tra Mare e Piscina con Alessia Zecchini prevede:

SABATO 23 Settembre 2017 parte in Mare all’isola di Giannutri (programma e destinazione finale possono variare in base alle condizioni meteo marine, pur rimanendo nella zona dell’Argentario)

  • 8:30 Appuntamento a Porto Ercole
  • 8:30 – 9:00 Registrazione partecipanti e partenza verso Giannutri a bordo della barca diving Donzella.
  • 9:00 – 10:00  Teoria: Preparazione ad una sessione in mare (Alimentazione, ingresso in acqua, respirazione, fasi del tuffo, riemersione)
  • 10:00 – 10:30 Vestizione e suddivisione sui cavi
  • 10:30- 12:30 Sessione in mare + video
  • 12:30-13:30 Pausa con snack e frutta
  • 13:30-14:30 Teoria: Compensazione evoluta e preparazione mentale ad una performance in mare
  • 14:30-16:30 Sessione mare + video
  • 16:30-17:30 Debriefing mentre si rientra in porto e pranzo.
  • Rientro in porto per le 18:00

DOMENICA 24 Settembre 2017 parte in Piscina presso SSD Nautilus Sporting Center

  • 9:30 Appuntamento presso Nautilus Sporting Center
  • 10:00 – 11:00 Teoria e Pratica in acqua: Idrodinamicità , tecnica e potenziamento capacità fisiche e motivazionali
  • 11:00 – 12:00 Teoria: Preparazione ad una performance
  • 12:00 – 13:00 Sessione a Secco: Streatching + visualizzazione performance
  • 13:00-14:30 Sessione in Acqua: Esercizi con pinnette, mono e pinne in superficie e in apnea + video
  • 14:30 – 15:00 Pausa Pranzo
  • 15:00 – 16:00 Teoria: Preparazione mentale ad una performance
  • 16:00 – 17:00 Teoria: Consigli per un programma di allenamento personalizzato
  • 17:00-17:30 Chiusura Stage e consegna Attestati di Partecipazione
I posti disponibili per questo stage sono limitati al fine di permettere a tutti i partecipanti di ricevere il massimo in termini qualitativi e di sicurezza. Lo stage è aperto a tutti gli apneisti di qualunque livello ed in base alle prestazione i partecipanti verranno suddivisi sui cavi. Tutti i tuffi saranno seguiti da Alessia Zecchini, Marco Cosentino (Istruttore esperto e Safety Diver con esperienza decennale in competizioni internazionali di apnea profonda) e dagli istruttori del Team FreeDiversItalia Christian d’Altilia e Marco Campanelli. I tuffi oltre i 45m saranno effettuati con sistema di contrappeso.
 
Per info su costi e disponibilità 3286630307 (anche whatsApp) oppure contattaci

Respirazione ed Apnea

Respirazione ed Apnea

“Quale è la respirazione ottimale prima di una prestazione in apnea?”

È la domanda ricorrente che ogni neofita apneista pone al proprio istruttore per cercare di capire come prepararsi  alla prestazione nel modo migliore, come “riempire al meglio” i polmoni e come provare a prolungare la propria apnea mantenendo comunque un buon livello di rilassamento.

Ed è la domanda che molti apneisti  (più o meno esperti) e pescatori in apnea dovrebbero porsi per cercare di capire come affrontare al meglio un tuffo in profondità ed eventualmente migliorare e rendere più sicure le proprie prestazioni.

Attenzione: tutte le discipline subacquee  e\o apneistiche durante le quali è previsto l’atto di trattenere il respiro devono essere svolte in presenza di un istruttore e\o di un compagno qualificato. Questo post ha scopo puramente informativo. Mai in Mare da soli.

Sicuramente tutte le tecniche di respirazione che vengono proposte durante i corsi di Apnea sono molto importanti ed aiutano l’apneista nella gestione ottimale dei volumi polmonari, nella consapevolezza e sensibilità respiratoria, nella mobilizzazione del diaframma, nella elasticizzazione dei muscoli accessori della respirazione….e molto altro. Certamente attraverso il controllo del respiro possiamo ridurre il  battito cardiaco, possiamo regolare la pressione sanguigna, possiamo agire sul livello di acidità (pH) del sangue, possiamo ridurre l’attività cerebrale a calmare il sistema nervoso e certamente possiamo aumentare l’ossigeno che immagazziniamo nei polmoni.

“respirazione addominale-nadi sodhana-kapalabati-repirazione frazionata-bastrika-tempi di espirazione molto più lunghi dei tempi di inspirazione”

In ogni fase della vostra carriera apneistica vi troverete (spero) a sperimentare nuove tecniche respiratorie e nuove tipologie di allenamento respiratorio che potranno essere più o meno efficaci e che potranno darvi la possibilità di aumentare le vostre capacità polmonari, aumentare il vostro livello di elasticità e stretching polmonare e magari darvi la possibilità di immagazzinare più aria e quindi ossigeno nei polmoni.

Certo, tutto è possibile e con una buona pratica molti obiettivi diventano raggiungibli.

Ma è anche vero che aumentare la quantità di ossigeno presente nei polmoni non necessariamente vuol dire essere grado di avere più ossigeno disponibile nel corpo e nei muscoli. Ed avere più ossigeno disponibile nel corpo non è la stessa cosa che avere più ossigeno disponibile nel cervello. In realtà un aspetto molto importante che spesso non viene trattato in modo approfondito quando si parla di “corretta respirazione” è legato al fatto che la maggior parte degli esercizi respiratori che vengono proposti e la maggiore parte delle tecniche respiratorie che vengono adottate prima di una apnea (profonda e non) vanno a modificare il normale ritmo respiratorio (quindi aumentano i volumi aerei scambiati) e solitamente inducono una riduzione della concentrazione o pressione parziale di Anidride Carbonica (PpCO2) presente normalmente nel sangue piuttosto che un aumento della concentrazione o pressione parziale di Ossigeno disponibile (PpO2). In pratica, molto spesso mentre ci prepariamo per un tuffo o una prestazione in apnea noi stiamo facendo delle iperventilazioni che possono essere più o meno volontarie e che possono avere diversi effetti sulla nostra apnea e sulla capacità del nostro corpo di acquisire ossigeno in maniera ottimale.

Iperventilazione e suoi effetti

Iperventilare letteralmente vuol dire ventilare più del normale. L’attività respiratoria viene definita “iperventilazione” quando i volumi di aria che passano attraverso i polmoni sono superiori ai 5 litri al minuto (parametro definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità). Quindi Iperventilazione significa semplicemente respirare più del necessario in relazione al metabolismo ed alle circostanze. Una respirazione che sarebbe adeguata e giusta se si stesse svolgendo una faticosa attività fisica, risulta eccessiva se si è seduti in poltrona o in macchina.

“Una serie di studi ricavati da esami con la tecnica della spirometria effettuati negli ultimi 80 anni, hanno dimostrato che in questo arco di tempi i volumi di aria respirati dall’uomo sono pressoché raddoppiati.  Il risultato è che il 90 % della popolazione respira molto più di quello che viene considerato salutare dalla stessa O.M.S.” [1]

Ma torniamo a noi. Come molti sanno nella pratica dell’apnea l’iperventilazione induce delle variazioni fisiologiche importanti:

Aumento del battito cardiaco e della pressione arteriosa: La respirazione ed il ritmo cardiaco sono strettamente dipendenti e quindi un aumento del ritmo respiratorio porta ad un aumento del battito cardiaco. Avere un battito accelerato  prima di una apnea è decisamente  una condizione di partenza non ideale ed in contrasto con  una delle  modificazioni fisiologiche naturalmente indotte dal riflesso di immersione, la bradicardia. Inoltre porta ad un maggiore dispendio energetico e soprattutto alla perdita della condizione di  rilassamento.

Tensioni muscolari:La respirazione frequente e forzata richiede l’utilizzo rapido e reattivo di tutti i muscoli coinvolti nell’atto respiratorio, in particolare il diaframma ed i muscoli accessori della respirazione ovvero addominali, muscoli intercostali, muscoli del dorso, muscoli scapolari, etc, che saranno coinvolti in un lavoro intenso. Quindi di nuovo maggiore dispendio energetico e soprattutto perdita della condizione di  rilassamento.

Ma l’effetto più importante indotto dalla iperventilazione è la decarbonizzazione del sangue ovvero la riduzione della pressione parziale di anidride carbonica presente nel sangue. Il centro del respiro che analizza costantemente le pressioni parziali dei gas presenti nel sangue (Ossigeno ed Anidride Carbonica) rileverà una bassa concentrazione iniziale di CO2 e quindi  durante l’apnea prolungata , nonostante l’ossigeno continui a diminuire fino al raggiungimento dei livelli minimi (break-point ossigeno),  non provvederà ad attivare al momento giusto le contrazioni muscolari e\o diaframmatiche e cioè i campanelli di allarme che dovrebbero portare all’interruzione più o meno  immediata dell’apnea.

Alcuni apneisti esperti ed atleti di caratura internazionale prima della prestazione (soprattutto apnea statica) iperventilano volontariamente: la decarbonizzazione infatti induce una fase di  “apnea confortevole”  più lunga  in quanto la pressione parziale di anidride carbonica impiega più tempo a raggiungere il livello di soglia che innesca le contrazioni muscolari.

Nell’apneista “normale” e nel pescatore in apnea il rischio derivante da una ventilazione prolungata (o iperventilazione involontaria\inconsapevole) è una decarbonizzazione del sangue che potrebbe portare ad un ritardo eccessivo del momento di innesco delle contrazioni: se questo accade allora il  break-point dell’ossigeno può manifestarsi molto presto rispetto all’insorgere delle prime contrazioni o addirittura prima che queste abbiano inizio (dipendentemente dal livello di iperventilazione effettuata) e si arriva ad una condizione di perdita di conoscenza o black-out dell’apneista senza alcun segnale di allarme o con segnali arrivati oramai troppo tardi.

Iperventilazione Volontaria\Consapevole: come detto molti atleti (del passato ma anche molti atleti moderni) prima delle prestazioni in apnea (soprattutto statica, ma anche apnea profonda) effettuano delle iperventilazioni o ventilazioni forzate volontarie per cercare di prolungare i tempi di apnea prima dell’insorgere delle inequivocabili contrazioni muscolari che sanciscono l’avvicinarsi del punto limite. Pratica rischiosa che solo atleti esperti si possono permettere di fare.

Iperventilazione Involontaria\Indotta : le ventilazioni lente e controllate che vengono proposte durante gli esercizi di respirazione ed in tutti i manuali e corsi di apnea e che prevedono tempi di espirazione molto più lunghi dei tempi di inspirazione (almeno il doppio di norma), rappresentano comunque delle ventilazioni forzate che vanno ad alterare la normale tendenza respiratoria e conseguentemente i livelli di anidride carbonica presenti nel sangue. Il pescatore in apnea che si ventila attraverso lo snorkel per molti minuti o l’apneista che si ventila sul cavo prima del tuffo solitamente effettuano delle ventilazioni lente e controllate ma che inducono comunque una decarbonizzazione più o meno importante del sangue.

E tra poco vedremo l’importanza del mantenere dei valori di concentrazione o pressione parziale di CO2 “elevati”.

Come respiriamo?

L’obiettivo della respirazione è di ossigenare il sangue e ripulirlo dall’eccesso di CO2 derivante dalle attività cellulari del nostro corpo. Noi in realtà non abbiamo nessun bisogno reale della CO2 che è un prodotto di scarto del nostro metabolismo ma comunque la respirazione è controllata principalmente dai livelli di CO2 che vengono monitorati nel sangue dal centro del respiro: i livelli di CO2 sono responsabili all’80% della meccanica respiratoria. Poi ci sono altri fattori importanti che contribuiscono alla variazione del ritmo respiratorio quali ovviamente il livello di ossigeno e molto spesso lo stato emotivo\emozionale della persona.

Come detto in precedenza, attraverso la respirazione possiamo massimizzare i livelli di Ossigeno presenti nei polmoni (i polmoni contengono circa il 50% dell’ossigeno disponibile durante l’apnea) MA ciò non implica assolutamente il verificarsi della condizione per cui il corpo (muscoli e tessuti) o il cervello possano avere più ossigeno disponibile. Infatti diamo alcune informazioni importanti sull’Ossigeno:

  • La concentrazione o pressione parziale di ossigeno nel sangue, una volta raggiunto il suo limite, non può essere aumentata.
  • L’Ossigeno nel sangue è trasportato dall’emoglobina* che lo raccoglie negli alveoli, e attraverso il flusso arterioso lo trasporta nei tessuti e nelle cellule di tutto il corpo.
  • La concentrazione di ossigeno nell’atmosfera a livello del mare è di circa il 21%. Quando espiriamo l’aria che esce dai polmoni contiene ancora circa il 14% di ossigeno. Quindi ne utilizziamo circa un terzo di quello che inspiriamo.
  • In condizioni normali e con la normale respirazione, la concentrazione di Ossigeno nel sangue è del 2%. Negli alveoli del 13%. Una volta raggiunta questa saturazione, l’emoglobina non è in grado di raccogliere altro ossigeno, e quindi respirare più profondamente o iperventilare a questo scopo è assolutamente inutile.

*L’emoglobina è una metalloproteina contenuta nei globuli rossi e deputata al trasporto di ossigeno nel sangue. Ogni globulo rosso ha circa 250 milioni di molecole di emoglobina. La funzione principale dell’emoglobina è il trasporto dei gas (O2 e CO2) ed ha la proprietà di aumentare la capacità del sangue di trasportare ossigeno da 65 a 70 volte. L’ossigeno, infatti, è solo moderatamente solubile in acqua: le quantità disciolte nel sangue (meno del 2% del totale si trova nel plasma) non sono sufficienti a soddisfare le richieste metaboliche dei tessuti. E’ quindi evidente la necessità di avere un mezzo di trasporto dedicato: l’emoglobina appunto. Più del 98% dell’ossigeno presente nel sangue è legato all’emoglobina che preleva ossigeno nei polmoni, lo rilascia alle cellule che ne hanno bisogno, preleva da esse l’anidride carbonica e la rilascia nel polmoni dove il ciclo ricomincia. Durante il passaggio del sangue nei capillari alveolari polmonari, l’emoglobina cede la CO2 e lega a sé l’ossigeno, che successivamente cede ai tessuti periferici.[2]

La cessione dell’ossigeno ai tessuti ed alle cellule avviene poiché i legami dell’ossigeno con l’emoglobina sono labili e sensibili a molti fattori ed uno dei più importanti è, assieme al pH del sangue, la concentrazione di Anidride Carbonica CO2 disciolta nel sangue.

Importanza dell’Anidride Carbonica nella respirazione interna: effetto Bohr

La necessità dell’ anidride carbonica CO2 per il passaggio dell’ossigeno O2 dal sangue ai tessuti non è una teoria di qualche stravagante scienziato: si tratta di una circostanza già scoperta all’inizio del 1900 e comunemente ammessa e conosciuta da tutti gli esperti del settore sotto il nome di “effetto Verigo -Bohr”.

“L’Anidride Carbonica se presente in concentrazione sufficiente nel sangue favorisce il rilascio dell’ossigeno alle cellule da parte dell’emoglobina” 

Semplificando al massimo il concetto e senza addentrarci troppo in concetti di biochimica anche abbastanza complessi (per i più curiosi trovate qui tutti i dettagli), l’effetto Verigo-Bohr ci dice che “maggiore è la pressione parziale di CO2 e maggiore sarà la pressione parziale di O2 necessaria affinché l’emoglobina venga saturata ossia, maggiore sarà la quantità di CO2 presente nel sangue, meno O2 resterà legato all’emoglobina.”

L’effetto Verigo-Bohr ha conseguenze sia sull’assunzione di O2 a livello polmonare, che sulla sua cessione a livello tissutale e celebrale: ove c’è più Anidride Carbonica l’emoglobina rilascia più facilmente Ossigeno e si carica di Anidride Carbonica. Quindi in parole povere e focalizzando l’attenzione al caso dell’apneista:

  • se l’anidride carbonica CO2 presente e disciolta nel sangue sotto forma di acido carbonico è mantenuta a valori elevati (ovvero i valori normali che si avrebbero senza effettuare iperventilazioni), allora l’ossigeno rimane meno legato all’emoglobina e quindi sarà ceduto più facilmente e reso disponibile alle cellule, ai tessuti ed ai muscoli;
  • maggiori saranno il livello di acidità del sangue (pH basso) e la temperatura corporea,  maggiore sarà la facilità con cui l’emoglobina cederà ossigeno: ad esempio nel corso di attività fisiche che aumentano la temperatura corporea ed attivano il metabolismo anaerobico (lavori anaerobici lattacidi come una risalita dal fondo per esempio) si produce acido lattico  che rende il nostro sangue più acido, abbassandone il pH e favorendo quindi la cessione di ossigeno dall’emoglobina ai tessuti muscolari che ne hanno bisogno.

curva-dissociazione-emoglobina

Concentriamoci ora sul ruolo dell’ anidride carbonica CO2: da questo grafico detto “curva di dissociazione dell’emoglobina” possiamo vedere che a parità di pressione parziale di Ossigeno presente e disciolta nel sangue, maggiore è la pressione parziale di anidride carbonica nel sangue e minore sarà la percentuale di saturazione dell’emoglobina, cioè maggiore sarà la facilità con cui l’emoglobina cederà ossigeno ai tessuti.

L’atmosfera contiene una concentrazione di ossigeno pari al 21% ed alle nostre cellule ne basta una pari al 13%. L’anidride carbonica nell’aria atmosferica è presente in una quantità dello 0,03/0,04% circa, mentre il livello salutare di concentrazione di Anidride Carbonica negli alveoli e nel sangue dovrebbe essere del 6,5% affinchè le nostre cellule possano ricevere il giusto quantitativo di ossigeno per vivere. E proprio il 6\8% è la concentrazione di anidride carbonica che emettiamo con una espirazione: la CO2 che espiriamo non è contenuta nell’aria che inspiriamo ma è prodotta all’interno dell’organismo e quindi nonostante sia un prodotto di scarto del metabolismo  comunque condiziona in modo importante la capacità del nostro corpo di assumere e metabolizzare l’ossigeno! Una concentrazione organica inferiore al 3% di Anidride Carbonica non permette la respirazione cellulare e quindi la vita.

Ok, tutto molto Interessante. Ma alla fine della fiera, come sarebbe opportuno respirare prima di un’apnea?

Se dovessi prendere come riferimento un campione moderno dell’apnea prenderei sicuramente come esempio William Trubridge il quale più volte mi ha spiegato come respirare prima di un’apnea profonda: la respirazione ideale nella fase preparatoria ad un tuffo in apnea dovrebbe prevedere delle respirazioni a volume corrente che attivano volumi di 500\600 ml di aria e che mantengono i livelli di concentrazione di anidride carbonica CO2 nel sangue  a valori “normali”, permettendo quindi una respirazione cellulare (soprattutto al livello celebrale) ottimale e data appunto dal mantenere valori di anidride carbonica sufficientemente alti da permettere all’emoglobina di cedere “più facilmente”  l’ossigeno alle cellule che ne hanno bisogno.

“Nella fase preparatoria ad un’apnea dovremmo respirare come se stessimo leggendo un libro comodamente rilassati sul divano. Solo gli ultimi due\tre atti respiratori dovrebbero essere profondi e avere il duplice obiettivo di darci (1) la sensazione di riempimento ed estensione polmonare e poi ovviamente (2) permetterci di fare un buon carico di aria prima del tuffo, perché comunque più aria abbiamo meglio è (soprattutto in apnea profonda, mentre in statica e dinamica non è sempre vero)”

Con questo tipo di respirazione (che non è assolutamente facile da ottenere e gestire consapevolmente prima di un’apnea) sicuramente aumenteremo la probabilità di mantenere i livelli di Anidride Carbonica CO2 a valori normali e quindi daremo la possibilità all’emoglobina di cedere più facilmente ossigeno O2 ai nostri tessuti, in particolare il nostro cervello, ed in più eviteremo una iperventilazione inconsapevole\involontaria con conseguente possibile ritardo nell’insorgere delle contrazioni muscolari attivate dal centro del respiro. 

Quindi quando si respira e ci si prepara per un’apnea si dovrebbe tenere a mente che in generale il risultato che si ottiene aumentando la ventilazione è solo una rapida diminuzione della concentrazione di CO2 fisiologica: per capire l’importanza di una ventilazione corretta e consapevole in apnea vi basti pensare che una condizione di ventilazione profonda (scambio maggiore di 6 Litri al minuto che potrebbe essere ottenuto durante qualunque esercizio respiratorio didatticamente corretto o semplicemente ventilandosi sul cavo prima di un tuffo – mantenendo sempre un rapporto tra tempo di inspirazione e tempo di espirazione di almeno 1:3)  provoca una carenza di CO2 e determina una insufficiente respirazione cellulare. Infatti la riduzione della concentrazione di CO2 nel nostro organismo provoca broncocostrizione e vasocostrizione e quindi, in base al principio Verigo-Bohr, come conseguenza avremo un minore apporto di ossigeno ai nostri tessuti (ipossia tissutale).

“Una iperventilazione  di un solo minuto, effettuata aumentando di sole quattro volte la normale ventilazione, riduce di circa il 50% la riserva di CO2. Per recuperare la CO2 persa in dieci minuti di ventilazione profonda è necessaria 1 ora di esercitazione con la respirazione ridotta come indicato negli esercizi del Metodo Buteyko”.[3]

Il metodo Buteyko è un metodo di respirazione e di approccio alla respirazione formulato nel 1950 dal medico russo K.P. Buteyko il quale, attraverso studi precisi e con tutti i crismi del rigore scientifico, ha effettuato delle scoperte stupefacenti in quanto al ruolo della CO2 nell’organismo umano. Secondo l’opinione del Dott. Buteyko oggi si individuano almeno 150 differenti malattie che sono causate proprio dal basso contenuto di anidride carbonica nel nostro corpo. Queste 150 malattie sarebbero responsabili per quasi l’80% di morbilità, disabilità e mortalità nella popolazione generale. La sostanza del metodo Buteyko sta nell’insegnare a respirare in maniera “più superficiale”: il risultato di questo tipo di respirazione consiste nella ritenzione di anidride carbonica (che induce vasodilatazione e broncodilatazione) e conseguente miglioramento dell’afflusso di sangue ossigenato a tutti gli organi ed apparati. 

Ma il metodo Buteyko è un’altra Storia che vedremo più avanti.


© Autore: Marco Cosentino. Riproduzione riservata. E’ vietata la riproduzione, anche parziale, di tutto il materiale pubblicato nel sito senza preventiva autorizzazione scritta(Fonti [1] http://www.ilbuonrespiro.it, [2] http://www.wikipedia.org, [3] http://www.buteyko.it)